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Formato chiuso
22x30,5
Pagine 202 con 172 foto a colori
Prezzo al pubblico euro 30,00
C&B Edizioni
Cod. ISBM 88-89770-05-8
A richiesta DVD "I Cembali del Makalu" un'ora di
filmato della spedizione Makalu 2006
Euro 10,00 + 2 euro di spedizione |
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I
CEMBALI DEL MAKALU
È
passato più di mezzo secolo da quel 15 maggio del '55 quando
Lionel Terray e Jean Couzy piantarono la bandiera francese proprio
in mezzo alle due piccole punte collegate da una cresta di neve
che si ergono sopra la parete sommitale color ruggine degli ultimi
metri del Makalu, la "montagna nera", quinta più
alta vetta del mondo con i suoi 8463 metri. La vetta che due anni
prima aveva respinto con perdite perfino Edmund Hillary, il vincitore
dell'Everest.
Mezzo secolo costellato di vittorie e sconfitte, di imprese epiche
che hanno fatto la storia dell'alpinismo mondiale ma anche di morti
sommersi dalla neve, dal vento, spesso dall'oblio. Mezzo secolo
in cui si sono date battaglia sulle pendici dell'Himalaya scuole
alpinistiche diverse.
Modi diversi di intendere il rapporto con la montagna, con la natura,
con gli sherpa. Visionari, sognatori, solitari, tecnici o leader.
Tutti si sono misurati con le loro ambizioni e con i mezzi che la
tecnica in quel momento poteva offrire. Dietro di loro una feroce
competizione tra Stati, l'Annapurna francese, l'Everest inglese,
il K2 italiano, il Nanga Parbat austriaco. Quella stessa gara ad
arrivare primi che pochi anni dopo, in piena guerra fredda, si ripropose
nella conquista dello spazio tra Stati Uniti e Unione sovietica.
"Gara" che fa quasi sorridere oggi a chi guarda atterrare
la navicella russa con la prima "turista spaziale" americana
salita a bordo pagando con un biglietto di svariati milioni di dollari.
Ma questi che viviamo sono appunto altri tempi, è l'era della
globalizzazione e dell'interdipendenza, del mondo piccolo, fragile
e pericoloso. Anche se le montagne più alte restano le stesse,
dure e inaccessibili, anche se l'avventura e i rischi sono uguali
a quelli di cinquanta anni fa cambiano le motivazioni alla base
delle spedizioni ed è soprattutto cambiata la percezione
che l'opinione pubblica ha di queste "imprese".
Bene hanno fatto perciò gli organizzatori della missione
Makalu 2006 ad utilizzare l'ascesa alla "montagna nera"
raggiunta dalla spedizione vicentina nel maggio scorso da Mario
Vielmo come occasione per lanciare un messaggio forte di solidarietà
e di pace in vista delle olimpiadi di Pechino. Quell'impresa rievocata
da un giornalista di razza come Claudio Tessarolo in questo "I
cembali del Makalu" e corredata da un servizio fotografico
di rara bellezza, rievoca il viaggio della fiaccola dei giochi invernali
di Torino 2006 portata in cima al Makalu. Prima di essere riposta
nello zaino di Tom Perry, l'alpinista scalzo, per un lungo trekking
di avvicinamento nelle valli himalayane, la torcia è stata
benedetta dal Dalai Lama che vi ha scritto sopra una dedica semplice
ma efficace: "prego che tutti gli uomini senzienti vivano in
felicità". Piccolo concentrato di filosofia e religione
buddista in attesa di vedere riconosciuti dalla grande Cina i diritti
negati al popolo tibetano.
La fiaccola infine è salita su fino agli 8463 metri del Makalu
con Mario Vielmo tedoforo d'eccezione. Ha respirato l'aria sottile
nel "castello degli dei" per ritornare a valle come strumento
di dialogo e comprensione.
È la prima fiaccola olimpica a salire così in alto
e forse resterà l'unica per molto tempo se è vero
che il comitato organizzatore di Pechino ha rinunciato a portare
la torcia del 2008 sulla cima dell'Everest. Ora la fiaccola di Torino-Makalu
2006 verrà messa all'asta. L'incasso servirà per finanziare
progetti a favore degli orfani tibetani. Missione alpinistica e
missione di cooperazione e solidarietà sono diventate una
cosa sola.
Almeno per una volta i "sahib" venuti da Occidente non
hanno solo tolto sacralità e silenzio alla cima ma restituito
qualcosa alla gente che vive all'ombra di queste montagne e che
le guarda con timore e rispetto.
Per capire cosa sono queste vette basta rileggersi cosa scrisse
Kurt Diemberger su Nawang Tenzing il fortissimo sherpa tibetano
di Hillary che nel '77 salì sul Makalu insieme a Diemberger
e Hermann Warth. "All'inizio - scrive Diemberger - non voleva
saperne di raggiungere la cima. Diceva di odiare il freddo, di non
voler disturbare gli dei delle montagne, di non volersi mettere
in evidenza di fronte ai suoi vicini di casa per non suscitare invidie.
Egli però desidera vedere il Tibet, il suo Paese perduto,
dall'alto deve essere una visione unica, stupenda. Quanto ciò
sia importante per lui l'ho capito quando l'ho visto danzare nella
neve, sotto il campo II non appena il suo sguardo ha potuto scendere
sull'altipiano".
GERARDO PELOSI - INVIATO DE "IL SOLE 24 ORE"
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